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SUMMARY:Tavola rotonda ROSADA!
DESCRIPTION:Interverranno: \nFlavio Santi Il laboratorio di Pasolini \nGabriele Zanello Pasolini e gli altri. Intorno alla lingua di alcuni poeti friulani del Novecento \nElsa Martin Il suono della parola. “In- canto” fonico \nLorenzo Zanon Rosada de Europe \nModera Massimo Somaglino \nAlle 20.45 andrà in scena sul palco del Teatro Palamostre lo spettacolo “Rosada!” \nBIGLIETTERIA TEATRO PALAMOSTRE\nUdine\, Teatro Palamostre\, piazzale Paolo Diacono 21\ntel +39 0432 506925\nbiglietteria@cssudine.it   www.cssudine.it\norario: dal lunedì al sabato ore 17.30 – 19.30\nPrevendita sul circuito \n \nI biglietti si possono altresì acquistare online sul sito www.vivaticket.it. \nORARI NEI GIORNI DI SPETTACOLO\nLe sere di spettacolo la biglietteria del teatro dove si svolge la rappresentazione apre un’ora prima dell’inizio.
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LOCATION:Teatro Palamostre\, Piazzale Paolo Diacono 21\, Udine\, Udine\, 33100\, Italia
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SUMMARY:La Morteane
DESCRIPTION:Produzion / Produzione \nArearea – Compagnia di danza contemporanea \nIn colaborazion cun / In collaborazione con \nComune di Casarsa \nDi un test pierdût di / Da un testo perduto di \nPier Paolo Pasolini \nDiret di / Diretto da \nMassimo Somaglino \nCun / Con \nKlaus Martini – il Fantat \nI balarins / I danzatori \nValentina Saggin – il Diaul\nAnna Savanelli – l’Agnul\nAndrea Rizzo – Toni Pansa muart \nI musiciscj / I musici \nMirko Cisilino – tromba / bassotuba / fisarmonica / canto\nGiorgio Parisi – clarinetto / clarinetto basso / organetto\nLaura Giavon – canto / trombone \n‘Di teatro ho scritto una commedia in un atto\, ‘La Morteana’ (il titolo è ricavato da un verso del Colloredo)…\nCosì scrive Pier Paolo Pasolini a Gianfranco D’Aronco da Versuta il 29 novembre del 1945. Pasolini ha ventitre anni\, e sta vivendo quella straordinaria stagione friulana che si interromperà bruscamente solo quattro anni dopo\, con la fuga verso Roma\, ad aprire una nuova stagione della sua vita e della sua poetica.\n‘La Morteana’ era destinata (così scrive ancora Pasolini nella stessa lettera a D’Aronco) ad essere recitata di lì a poco dalla piccola Compagnia dell’Academiuta\, che lo stesso Pasolini dirigeva. Ma questo non avvenne mai\, e di questo fallimento dell’impresa non si conoscono i motivi. Anzi\, diversamente dal coevo ‘I Turcs tal Friul’\, giunto fino a noi\, della ‘Morteana’ non si è saputo più nulla\, fino al fortunoso ritrovamento di una parte del copione\, e precisamente della ‘Part dal Fantat’\, sbucata dal cassetto di una scrivania molti anni dopo.\nIl manoscritto ritrovato contiene soltanto le battute che avrebbero dovuto essere pronunciate da quello che si deduce essere il protagonista della commedia\, circostanza che corrisponde all’abitudine di Pasolini\, di consegnare a ciascun attore non il testo completo\, ma solo la sua parte nell’opera da rappresentarsi.\nLa commedia\, in toni scherzosi e lasciando spazio alla voce popolare\, tratta quindi tematiche di una certa consistenza\, quali lo scontro tra bene e male\, argomenti morali\, la necessità di guadagnarsi un posto in cielo già durante la vita evitando abusi ed eccessi\, quali ad esempio quelli di una bella sbornia in sagra con gli amici. Il Fantat\, giovane proletario facente parte della folta schiera di giovani ‘pasoliniani’ prima friulani e poi romani\, esprime la voce del proletariato rurale degli anni della guerra\, senza lavoro\, con le tasche vuote\, ma con una straordinaria esuberanza e una inarrestabile voglia di vivere la vita ed il divertimento povero e popolare della sagra paesana. Esaurito il sogno / incubo\, alla fine decide di chiudere la notte con una bella dormita\, rimandando l’analisi degli insegnamenti e gli eventuali cambiamenti di vita al risveglio dell’indomani. \nJentrade libare fin ch’al è puest!  /  Ingresso libero senza prenotazione! \nIscriti alla nostra newsletter e seguici sui canali Facebook e Instagram per restare sempre aggiornato!
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LOCATION:Corte Palazzo Morpurgo\, Via Savorgnana\, 12\, Udine\, Udine\, 33100\, Italia
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SUMMARY:La Cjase. Lagrimis di Aiar e Soreli
DESCRIPTION:Gjavât fûr dal test teatrâl / Tratto dal dramma La casa di SIRO ANGELI\nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nIn colaborazion cun / In collaborazione con \nTeatro Nei Luoghi – XVI Edizione e Comune di Bagnaria Arsa \nRiduzion dal test talian par cure di / Riduzione del testo italiano a cura di \nCarlotta Del Bianco\, Paolo Patui e Paolo Sartori \nTraduzion par furlan par cure di / Traduzione in lingua friulana a cura di  \nPaolo Sartori \nRegjie / Regia \nCarlotta Del Bianco \nCun / Con \nCaterina Bernardi\, Manuel Buttus\, Caterina Comingio\, Alessandro Maione\, Elsa Martin\, Paolo Mutti\, Vladimir Jurc \nCostums / Costumi \nSart’è \n Musichis  / Musiche \nElsa Martin \nLa Cjase dâ acet a une famee riunide atôr dal vecjo nono Tite e i siei doi fîs\, Rose e Giusto. Giusto al à sposât Madalene che à vût doi fîs Nat e Tite\, invezit sô sûr Rose à vût dome un fi\, Pieri. Lis lôr vitis a si intiessin cun chês di doi amîs\, la sartore Mie e il sô fastidiôs fradi Toni\, che a frecuentin par solit La Cjase ancje se a no an leams di parintât cu la famee. \nLa Cjase accoglie una famiglia riunita attorno al vecchio nono Tite ed ai suoi due figli\, Rose e Giusto. Giusto ha sposato Madalene e da lei ha avuto i due figli Nat e\nTite\, mentre sua sorella Rose ha un solo figlio\, Pieri. Le loro vite si intrecciano con quelle di due amici\, la sarta Mie e il suo inopportuno fratello Toni\, che frequentano abitualmente La Cjase pur non avendo legami di parentela con la famiglia. \nL’evento sarà un viaggio a tappe tra i cortili\, le strade del borgo\, gli spazi urbani\, attraverso alcune delle scene più significative dell’opera teatrale. Uno spettacolo\nitinerante\, carico di rimandi poetici e suggestioni per celebrare il grande poeta e drammaturgo. \nL’allestimento ‘site specific’ spoglia il testo da ogni aspetto naturalista per creare un’intensa geografia delle anime e delle emozioni\, estranea ai tempi\, legata alla\nnecessità di far fronte al destino che\, anche se spietato\, riserba in angoli nascosti dell’esistenza umana appigli di speranza e di rinascita. \nUno spettacolo itinerante carico di rimandi poetici e suggestioni per celebrare il grande drammaturgo Siro Angeli di Cesclans\, uno degli operatori culturali più\nsignificativi nell’Italia del secondo dopoguerra. Poeta raffinatissimo\, autore teatrale estremamente moderno\, mai rappresentato in Friuli da compagnie professionistiche\, rivive ora grazie all’allestimento di un suo testo giovanile.
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SUMMARY:La Cjase. Lagrimis di Aiar e Soreli
DESCRIPTION:Gjavât fûr dal test teatrâl / Tratto dal dramma La casa di SIRO ANGELI\nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nIn colaborazion cun / In collaborazione con \nTEATRO NEI LUOGHI – XVI Edizione \nRiduzion dal test talian par cure di / Riduzione del testo italiano a cura di \nCarlotta Del Bianco\, Paolo Patui e Paolo Sartori \nTraduzion par furlan par cure di / Traduzione in lingua friulana a cura di  \nPaolo Sartori \nRegjie / Regia \nCarlotta Del Bianco \nCun / Con \nCaterina Bernardi\, Manuel Buttus\, Caterina Comingio\, Alessandro Maione\, Elsa Martin\, Paolo Mutti\, Vladimir Jurc \nCostums / Costumi \nSart’è \n Musichis  / Musiche \nElsa Martin \nLa Cjase dâ acet a une famee riunide atôr dal vecjo nono Tite e i siei doi fîs\, Rose e Giusto. Giusto al à sposât Madalene che à vût doi fîs Nat e Tite\, invezit sô sûr Rose à vût dome un fi\, Pieri. Lis lôr vitis a si intiessin cun chês di doi amîs\, la sartore Mie e il sô fastidiôs fradi Toni\, che a frecuentin par solit La Cjase ancje se a no an leams di parintât cu la famee. \nLa Cjase accoglie una famiglia riunita attorno al vecchio nono Tite ed ai suoi due figli\, Rose e Giusto. Giusto ha sposato Madalene e da lei ha avuto i due figli Nat e Tite\, mentre sua sorella Rose ha un solo figlio\, Pieri. Le loro vite si intrecciano con quelle di due amici\, la sarta Mie e il suo inopportuno fratello Toni\, che frequentano abitualmente La Cjase pur non avendo legami di parentela con la famiglia. \n\nL’evento sarà un viaggio a tappe tra i cortili\, le strade del borgo\, gli spazi urbani\, attraverso alcune delle scene più significative dell’opera teatrale. Uno spettacolo itinerante\, carico di rimandi poetici e suggestioni per celebrare il grande poeta e drammaturgo. \n\n\nL’allestimento ‘site specific’ spoglia il testo da ogni aspetto naturalista per creare un’intensa geografia delle anime e delle emozioni\, estranea ai tempi\, legata alla necessità di far fronte al destino che\, anche se spietato\, riserba in angoli nascosti dell’esistenza umana appigli di speranza e di rinascita.
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LOCATION:Salars\, Via Tualis\, Ravascletto\, Udine\, 33020\, Italia
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SUMMARY:Lis Pantianis e la Machine dal Timp
DESCRIPTION:La discjarie al è l’unic puart sigûr dulà che trê pantianis a puedin calcolâsi al sigûr des angariis dai umans. Une vite dificile\, felicitât a moments\, in fuide eterne dal tritic mortâl T-R-V\, TRAMAI – RACLI – VELEN. Ma se vuê lis Pantianis a son cjaçadis e perseguitadis\, si scuvierzarà che intal passât nol è simpri stât cussì… I trê roseadôrs a rivaran a viazâ tal timp midiant di une machine improbabile\, metude adun cuntune selezion curade di refudums domestics e industriâi.\nLa Rome antighe e la vere finalitât dal Colosseu\, la Rivoluzion francese e la mancjance di croissant e fintremai une rivade aventurose su la Lune…\nCjatarano i nestris erois un lûc fat di pâs e di formadi? La storie e je origjinâl e e conte dal rapuart dificil fra lis pantianis e i oms\, dulà che lis primis a son virtuosis di un pont di viste ecologjic\, a crodin inte economie circolâr e a sgarfin dapardut; invezit\, come simpri\, i oms a cirin di distruzi la diversitât cence pensâi dôs voltis.\n…IL DUT PAR FURLAN!\nCui sono i protagoniscj de gnove produzion teatrâl par fantats e fameis dal Teatri Stabil Furlan?\nLeo Virgili\, musicist e produtôr\, pantiane cul miegecode\nMichele Polo\, buratinâr e dramaturc\, pantiane filosofe\nFederico Scridel\, atôr e regjist\, pantiane cul menevîts
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LOCATION:Area Festeggiamenti\, Via Udine\, 7\, Jalmicco\, Udine\, 33057\, Italia
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SUMMARY:I Turcs tal Friûl di Pier Paolo Pasolini
DESCRIPTION:Produzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nLeture seniche par cure di / Lettura scenica a cura di \nFabiano Fantini e Massimo Somaglino \nCun / Con \nLuca Altavilla\, Fabiano Fantini\, Marco Rogante\, Renato Rinaldi\, Caterina Comingio\, Caterina Bernardi\, Paolo Mutti\, Massimo Somaglino\, Aida Talliente \nMusichis / Musiche \nRenato Rinaldi \nVideo par cure di / Video a cura di \nEntract – Carlo Della Vedova \nAl è il 1499\, intant de invasion dai turcs in Friûl la vile di Cjasarse e sta par jessi assaltade. La comunitât alore si da dongje\, e discut\, e sielç cemût reagjî\, fra la acetazion di un destin che al somee segnât e il slanç di riviel\, soredut dai zovins. In cheste contraposizion di intindiments\, si disglagne ancje il drame familiâr de famee Colùs\, fra il contemplatîf Pauli e il ribel Meni. \nE’ il 1499\, durante l’invasione dei turchi in Friuli il villaggio di Casarsa sta per essere assaltato. La comunità allora si raccoglie\, discute\, sceglie come reagire\, fra l’accettazione di un destino che pare segnato e lo slancio di ribellione che è soprattutto dei giovani. In questa contrapposizione di intenti si svolge anche il dramma familiare della famiglia Colus\, fra il contemplativo Pauli ed il ribelle Meni. \nIngrès secont lis normativis Covid.\nCost dal biliet unic:  €10\,00\nRiduzion socis e clients Cassa Rurale FVG: €5\,00 \nLis prevenditis lì de Libreria LEG in C.so Verdi 67 a Gurize (tel. 0481 33776) o su www.vivaticket.it \nIngresso secondo le normative Covid.\nCosto del biglietto unico: €10\,00\nRiduzione soci e clienti Cassa Rurale FVG: €5\,00 \nLe preventive sono acquistabili presso la Libreria LEG in C.so Verdi 67 a Gorizia (tel. 0481 33776) o su www.vivaticket.it
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LOCATION:Sala Maggiore del Kulturni dom\, Via Italico Brass 20\, Gorizia\, Gorizia\, 34170\, Italia
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SUMMARY:La Casa. Lagrimis di Aiar e Soreli
DESCRIPTION:Gjavât fûr dal test teatrâl / Tratto dal dramma La casa di SIRO ANGELI\nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nRiduzion dal test talian par cure di / Riduzione del testo italiano a cura di \nCarlotta Del Bianco\, Paolo Patui e Paolo Sartori \nTraduzion par furlan par cure di / Traduzione in lingua friulana a cura di  \nPaolo Sartori \nRegjie / Regia \nCarlotta Del Bianco \nAssistente ae regjie / Assistente alla regia \nMarta Riservato \nCun / Con \nCaterina Bernardi\, Manuel Buttus\, Caterina Comingio\, Alessandro Maione\, Elsa Martin\, Paolo Mutti\, Vladimir Jurc \nLûs / Light designer \nMichele Pegan \nSenografie / Scenografia \nLuigina Tusini \nSenografiis multimediâls / Scenografie multimediali \nMarino Cecada\, Massimo Racozzi \nCostums / Costumi \nSart’è \n Musichis  / Musiche \nElsa Martin \nPer maggiori informazioni sulle date degli spettacoli e sulle modalità d’acquisto dei biglietti\, cliccare qui  www.ertfvg.it \nPar vê pluis informazions su lis datis dai spetacui e su lis modalitât di acuist dai biliets\, fracâ achì  www.ertfvg.it \nSiro Angeli da Cesclans è uno degli operatori culturali più significativi nell’Italia del secondo dopoguerra. Poeta raffinatissimo\, autore teatrale estremamente moderno\, mai rappresentato in Friuli da compagnie professionistiche\, rivive qui grazie all’allestimento di un suo testo giovanile. La casa racconta le vicende di una famiglia e della natura dei rapporti umani tra convenzione e ribellione\, espiazione e colpa. \nL’allestimento del Teatri Stabil Furlan spoglia il testo da ogni aspetto naturalista\, per creare un’intensa geografia delle anime e delle emozioni\, estranea ai tempi\, legata alla necessità di far fronte al destino\, che se spietato\, riserba in angoli nascosti dell’esistenza umana appigli di speranza e di rinascita. \nLa cjase. Lagrimis di aiar e soreli \n Siro Angeli di Cesclans al è un dai operadôrs culturâi jenfri i plui significatîfs inte Italie dal secont dopovuere. Poete une vore fin\, autôr teatrâl cetant moderni\, mai rapresentât in Friûl di compagniis professionistichis\, al torne a vivi achì midiant de preparazion di un so test scrit cuant che al jere zovin. “La cjase” e conte la storie di une famee e de nature dai rapuarts fra personis tra convenzon e riviel\, espiazion e colpe.  \n La convenzion par cure dal “Teatri Stabil Furlan” e disvuede il test di cualsisei aspiet naturalistic\, par inmaneâ une gjeografie penze di animis e di emozions\, foreste ai timps\, leade ae necessitât di frontâ il destin\, che ancje se al è crudêl\, al ten di bande in cjantons platâts de esistence umane rimpins di sperance e di resuriment.  \nA me che ho conosciuto Siro Angeli da ragazzina\, e gli sono stata vicina negli ultimi vent’anni di vita\, è sempre sembrato evidente quale fosse il legame che lui (maturo intellettuale e poeta vissuto per molti anni a Roma e poi a Zurigo) nutrisse con la Carnia nativa: una dipendenza emotiva intrisa di nostalgia\, affetto\, rimpianto\, orgogliosa appartenenza etnica. Con qualche venatura di rimorso per avere presto abbandonato e talvolta trascurato (mai dimenticato\, però) il suo paese e la sua gente\, preso nella spirale dei molti impegni lavorativi e familiari quotidiani. Un intreccio di sentimenti che gli faceva scrivere nella lingua del cuore “Propri culì\, s’j’ vess / jò podùt sciegli il puest / dulà nasci\, in tal cûr / da Ciargna il gno paîs / al saress\, propri chest / como ch’al è”. Rileggendo ora La casa\, primo dei suoi lavori teatrali\, che giustamente viene riproposto e rivalutato a quasi trent’anni dalla sua morte\, mi chiedo da cosa nascesse\, in uno studente ventiquattrenne dell’Università Normale di Pisa\, l’insopprimibile esigenza di far rivivere in parole e gesti l’ambiente in cui era nato e cresciuto\, e da cui si era allontanato per esplorare altri spazi\, da cui trarre più intensi stimoli culturali\, e nuova linfa vitale. L’immersione nella classicità artistica toscana\, le coinvolgenti relazioni con l’élite del mondo universitario italiano\, avrebbero potuto appiattire e mortificare il ricordo di un’origine rurale modesta\, priva di qualsiasi ambizione letteraria. Invece il ragazzo Siro\, il cui orizzonte esistenziale non aveva varcato fino a quel momento i confini di Tolmezzo e di Udine\, nel 1937 diede avvio alla sua carriera di autore teatrale con una trilogia carnica che tuttora rimane\, nell’asciuttezza della trama e del linguaggio\, nella solidità dell’impianto teorico\, nel rifiuto di qualsiasi retorica celebrativa\, un esemplare pilastro del teatro friulano\, e non solo friulano. Nel dramma de La casa\, il giovanissimo Siro Angeli ha espresso il suo giudizio – insieme severo e clemente – sui riti e i pregiudizi di una famiglia e di un paese\, sull’amore e il disamore\, sulla fedeltà e il tradimento: in un dissidio mai ricomposto delle contraddizioni che tutti ci portiamo dentro\, tra nostalgia e insofferenza per il passato\, limite o ricchezza da cui recuperare comunque il lievito indispensabile a farci crescere\, come individui e come collettività. \nA mi\, che o ai cognossût Siro Angeli cuant che o jeri une fantate\, e che i soi stade dongje intai ultins vincj agns di vite\, mi à parût simpri clâr cuâl che al jere il leam che lui (inteletuâl compet e poete vivût par tancj agns a Rome e dopo a Zurì) al nudrive cu la Cjargne native: une dipendence emotive imbombide di nostalgjie\, afiet\, displasê\, apartignince etniche braurose. Cun cualchi fîl di rimuars par vê abandonât adore e cualchi volte trascurât (mai dismenteât\, però) il so paîs e la sô int\, cjapât inte spirâl dai tancj impegns di vore e familiârs di ogni dì. Une trame di sintiments che i faseve scrivi inte lenghe dal cûr “Propri culì\, s’j’ vess / jò podùt sciegli il puest / dulà nasci\, in tal cûr / da Ciargna il gno paîs / al saress\, propri chest / como ch’al è”. Tornant a lei cumò La cjase\, il prin dai siei lavôrs teatrâi\, che in maniere juste al ven riproponût e rivalutât a cuasi trente agns de sô muart\, mi domandi di ce che al nassès\, intun student di vincjecuatri agns de Universitât “Normale” di Pise\, la esigjence di no podê soprimi di fâ rivivi in peraulis e mots l’ambient là che al jere nassût e cressût\, e che di chel si jere slontanât par esplorâ altris spazis\, par gjavânt stimui culturâi plui intens \, e gnove linfe vitâl. La imersion inte classicitât artistiche toscane\, lis relazions apassionantis cu la élite dal mont universitari talian\, a varessin podût splanâ e avilî il ricuart di une origjin rurâl modeste\, cence cualsisedi ambizion leterarie. Invezit il fantat Siro\, chel il so orizont esistenziâl fin ta chel moment nol jere lât di là dai confins di Tumieç e di Udin\, intal 1937 al à inviade la sô cariere di autôr teatrâl cuntune trilogjie cjargnele che ore presint e reste\, inte sclagnece de trame e dal lengaç\, inte soliditât dal implant teoric\, intal dinei di cualsisedi retoriche celebrative\, un pilastri esemplâr dal teatri furlan\, e no dome furlan. Intal drame di La cjase\, Siro Agnui une vore zovin al à esprimût il so judizi – insiemi sevêr e clement –sui rituâi e i prejudizis di une famee e di un paîs\, sul amôr e il disamôr\, su la fedeltât e il tradiment: intun contrast mai tornât a comedâ des contradizions che ducj si puartìn dentri\, tra nostalgjie e insoference pal passât\, limit o ricjece di recuperâ dut câs il levan indispensabil par fânus cressi\, tant che individuis e tant che coletivitât. \nSIRO ANGELI di\nAlida Airaghi Angeli
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DESCRIPTION:Gjavât fûr dal test teatrâl / Tratto dal dramma La casa di SIRO ANGELI\nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nRiduzion dal test talian par cure di / Riduzione del testo italiano a cura di \nCarlotta Del Bianco\, Paolo Patui e Paolo Sartori \nTraduzion par furlan par cure di / Traduzione in lingua friulana a cura di  \nPaolo Sartori \nRegjie / Regia \nCarlotta Del Bianco \nAssistente ae regjie / Assistente alla regia \nMarta Riservato \nCun / Con \nCaterina Bernardi\, Manuel Buttus\, Caterina Comingio\, Alessandro Maione\, Elsa Martin\, Paolo Mutti\, Vladimir Jurc \nLûs / Light designer \nMichele Pegan \nSenografie / Scenografia \nLuigina Tusini \nSenografiis multimediâls / Scenografie multimediali \nMarino Cecada\, Massimo Racozzi \nCostums / Costumi \nSart’è \n Musichis  / Musiche \nElsa Martin \nPer maggiori informazioni sulle date degli spettacoli e sulle modalità d’acquisto dei biglietti\, cliccare qui  www.ertfvg.it \nPar vê pluis informazions su lis datis dai spetacui e su lis modalitât di acuist dai biliets\, fracâ achì  www.ertfvg.it \nSiro Angeli da Cesclans è uno degli operatori culturali più significativi nell’Italia del secondo dopoguerra. Poeta raffinatissimo\, autore teatrale estremamente moderno\, mai rappresentato in Friuli da compagnie professionistiche\, rivive qui grazie all’allestimento di un suo testo giovanile. La casa racconta le vicende di una famiglia e della natura dei rapporti umani tra convenzione e ribellione\, espiazione e colpa. \nL’allestimento del Teatri Stabil Furlan spoglia il testo da ogni aspetto naturalista\, per creare un’intensa geografia delle anime e delle emozioni\, estranea ai tempi\, legata alla necessità di far fronte al destino\, che se spietato\, riserba in angoli nascosti dell’esistenza umana appigli di speranza e di rinascita. \nLa cjase. Lagrimis di aiar e soreli \n Siro Angeli di Cesclans al è un dai operadôrs culturâi jenfri i plui significatîfs inte Italie dal secont dopovuere. Poete une vore fin\, autôr teatrâl cetant moderni\, mai rapresentât in Friûl di compagniis professionistichis\, al torne a vivi achì midiant de preparazion di un so test scrit cuant che al jere zovin. “La cjase” e conte la storie di une famee e de nature dai rapuarts fra personis tra convenzon e riviel\, espiazion e colpe.  \n La convenzion par cure dal “Teatri Stabil Furlan” e disvuede il test di cualsisei aspiet naturalistic\, par inmaneâ une gjeografie penze di animis e di emozions\, foreste ai timps\, leade ae necessitât di frontâ il destin\, che ancje se al è crudêl\, al ten di bande in cjantons platâts de esistence umane rimpins di sperance e di resuriment.  \nA me che ho conosciuto Siro Angeli da ragazzina\, e gli sono stata vicina negli ultimi vent’anni di vita\, è sempre sembrato evidente quale fosse il legame che lui (maturo intellettuale e poeta vissuto per molti anni a Roma e poi a Zurigo) nutrisse con la Carnia nativa: una dipendenza emotiva intrisa di nostalgia\, affetto\, rimpianto\, orgogliosa appartenenza etnica. Con qualche venatura di rimorso per avere presto abbandonato e talvolta trascurato (mai dimenticato\, però) il suo paese e la sua gente\, preso nella spirale dei molti impegni lavorativi e familiari quotidiani. Un intreccio di sentimenti che gli faceva scrivere nella lingua del cuore “Propri culì\, s’j’ vess / jò podùt sciegli il puest / dulà nasci\, in tal cûr / da Ciargna il gno paîs / al saress\, propri chest / como ch’al è”. Rileggendo ora La casa\, primo dei suoi lavori teatrali\, che giustamente viene riproposto e rivalutato a quasi trent’anni dalla sua morte\, mi chiedo da cosa nascesse\, in uno studente ventiquattrenne dell’Università Normale di Pisa\, l’insopprimibile esigenza di far rivivere in parole e gesti l’ambiente in cui era nato e cresciuto\, e da cui si era allontanato per esplorare altri spazi\, da cui trarre più intensi stimoli culturali\, e nuova linfa vitale. L’immersione nella classicità artistica toscana\, le coinvolgenti relazioni con l’élite del mondo universitario italiano\, avrebbero potuto appiattire e mortificare il ricordo di un’origine rurale modesta\, priva di qualsiasi ambizione letteraria. Invece il ragazzo Siro\, il cui orizzonte esistenziale non aveva varcato fino a quel momento i confini di Tolmezzo e di Udine\, nel 1937 diede avvio alla sua carriera di autore teatrale con una trilogia carnica che tuttora rimane\, nell’asciuttezza della trama e del linguaggio\, nella solidità dell’impianto teorico\, nel rifiuto di qualsiasi retorica celebrativa\, un esemplare pilastro del teatro friulano\, e non solo friulano. Nel dramma de La casa\, il giovanissimo Siro Angeli ha espresso il suo giudizio – insieme severo e clemente – sui riti e i pregiudizi di una famiglia e di un paese\, sull’amore e il disamore\, sulla fedeltà e il tradimento: in un dissidio mai ricomposto delle contraddizioni che tutti ci portiamo dentro\, tra nostalgia e insofferenza per il passato\, limite o ricchezza da cui recuperare comunque il lievito indispensabile a farci crescere\, come individui e come collettività. \nA mi\, che o ai cognossût Siro Angeli cuant che o jeri une fantate\, e che i soi stade dongje intai ultins vincj agns di vite\, mi à parût simpri clâr cuâl che al jere il leam che lui (inteletuâl compet e poete vivût par tancj agns a Rome e dopo a Zurì) al nudrive cu la Cjargne native: une dipendence emotive imbombide di nostalgjie\, afiet\, displasê\, apartignince etniche braurose. Cun cualchi fîl di rimuars par vê abandonât adore e cualchi volte trascurât (mai dismenteât\, però) il so paîs e la sô int\, cjapât inte spirâl dai tancj impegns di vore e familiârs di ogni dì. Une trame di sintiments che i faseve scrivi inte lenghe dal cûr “Propri culì\, s’j’ vess / jò podùt sciegli il puest / dulà nasci\, in tal cûr / da Ciargna il gno paîs / al saress\, propri chest / como ch’al è”. Tornant a lei cumò La cjase\, il prin dai siei lavôrs teatrâi\, che in maniere juste al ven riproponût e rivalutât a cuasi trente agns de sô muart\, mi domandi di ce che al nassès\, intun student di vincjecuatri agns de Universitât “Normale” di Pise\, la esigjence di no podê soprimi di fâ rivivi in peraulis e mots l’ambient là che al jere nassût e cressût\, e che di chel si jere slontanât par esplorâ altris spazis\, par gjavânt stimui culturâi plui intens \, e gnove linfe vitâl. La imersion inte classicitât artistiche toscane\, lis relazions apassionantis cu la élite dal mont universitari talian\, a varessin podût splanâ e avilî il ricuart di une origjin rurâl modeste\, cence cualsisedi ambizion leterarie. Invezit il fantat Siro\, chel il so orizont esistenziâl fin ta chel moment nol jere lât di là dai confins di Tumieç e di Udin\, intal 1937 al à inviade la sô cariere di autôr teatrâl cuntune trilogjie cjargnele che ore presint e reste\, inte sclagnece de trame e dal lengaç\, inte soliditât dal implant teoric\, intal dinei di cualsisedi retoriche celebrative\, un pilastri esemplâr dal teatri furlan\, e no dome furlan. Intal drame di La cjase\, Siro Agnui une vore zovin al à esprimût il so judizi – insiemi sevêr e clement –sui rituâi e i prejudizis di une famee e di un paîs\, sul amôr e il disamôr\, su la fedeltât e il tradiment: intun contrast mai tornât a comedâ des contradizions che ducj si puartìn dentri\, tra nostalgjie e insoference pal passât\, limit o ricjece di recuperâ dut câs il levan indispensabil par fânus cressi\, tant che individuis e tant che coletivitât. \nSIRO ANGELI di\nAlida Airaghi Angeli
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SUMMARY:La ricjece da la puaretât
DESCRIPTION:Un progjet di / Un progetto di \nGlauco Venier \nOrchestre / Orchestra \nOrchestra Laboratori “L’Insiùm” \nTescj di / Testi di \nLuca Fantini \nTraduzione par cure di / Traduzione a cura di \nCarlo Tolazzi \nVôs che e recite / Voce che recita \nLuca Fantini \nRangjaments e direzion / Arrangiamento e direzione \nMichele Corcella \nAlba Nacinovich – vôs / voce \nMirco Cisilino – trombe e bombardin / tromba e flicorno \nAntonello Sorrentino – trombe e bombardin / tromba e flicorno \nMax Ravanello – trombon / trombone \nFederico Pierantoni – trombon / trombone \nGlauco Benedetti – tube / tuba \nAlfonso Deidda – sax alt\, bariton e clarinet bas / sax alto\, baritono e clarinetto basso \nMarcello Allulli – sax tenôr e sopran / sax tenore e soprano \nSimone La Maida – sax contralt\, flaut e clarinet / sax contralto\, flauto e clarinetto \nAlessio Zoratto – liron / contrabbasso \nLuca Colussi – batarie / batteria \nLa ricjece da la puaretât e je une dramaturgjie scrite in forme autobiografiche di Luca Fantini sul Turoldo plui dongje dal so Friûl di “Gli Ultimi”\, la cjalade che il poete di Diu al à indreçat\, cun Vito Pandolfi\, bande la vite dure dai contadins furlans dai agns 30\, par cjantâ in maniere simboliche midiant dal cine la sô tiere\, cu la sô umanitât dismenteade. Un Friuûl isolât e puar che\, pontant al riscat\, al sarà in stât di fâ de sô miserie no une vergogne ma un valôr. \nLa ricchezza della povertà è una drammaturgia scritta in forma autobiografica da Luca Fantini sul Turoldo piu’ vicino al suo Friuli de “Gli ultimi”\, lo sguardo che il poeta di Dio rivolse\, con Vito Pandolfi\, alla dura vita dei contadini friulani degli anni 30\, per cantare simbolicamente attraverso il cinema la sua terra con la sua umanita’ dimenticata. Un Friuli isolato e povero che\, puntando al riscatto\, sarà in grado di fare della propria miseria non una vergogna ma un valore. \nSul sît www.vivaticket.it al è pussibil cuistâ i biliets dai singui spetacui pal abonament a dute la stagjon 2021-2022. L’acuist dai biliets e de stagjon\, secont lis modalitâts consultabilis sul sît stes\, al proviôt coscj di comission. \nSul sito www.vivaticket.it è possibile acquistare i biglietti dei singoli spettacoli e l’abbonamento all’intera stagione 2021-2022.\nL’acquisto dei biglietti\, secondo le modalità consultabili sul sito stesso\, prevedono costi di commissione.
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LOCATION:Teatro Nuovo Giovanni da Udine\, Via Trento 4\, Udine\, Udine\, 33100\, Italia
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SUMMARY:Carlo e Nadia. Studio
DESCRIPTION:Primo studio di una produzione che il Teatri Stabil Furlan svilupperà nel 2022\, Carlo e Nadia vede al centro Carlo Michaelstedter\, giovane pensatore individualista e affascinante\, poeta\, filosofo e letterato goriziano\, pieno di intenzioni cosmiche e superomistiche\, e Nadia Baraden\, profuga russa\, bellissima\, elegante e cosmopolita. Nella Firenze del 1906 prende corpo la vicenda tra il giovane studente e l’affascinante esule russa\, fino al gesto estremo di lei\, che ha dominato le cronache dell’epoca. \nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nTest di / Testo di \nAntonio Devetag \nRegjie / Regia \nClaudio De Maglio \nAssistente ae regjie / Assistente alla regia \nMark Kevin Barltrop \nCun / Con \nDina Mirbakh\, Radu Murarasu \nMusichis di / Musiche di \nRiccardo Pes \nStudio intorno ad un incontro\nPrimo passo del progetto Michelstaedter. La grande trasgressione \nSpettacolo in lingua friulana e italiana
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LOCATION:Teatro San Giorgio\, Via Quintino Sella 4\, Udine\, UD\, 33100
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DESCRIPTION:Gjavât fûr dal test teatrâl / Tratto dal dramma La casa di SIRO ANGELI\nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nRiduzion dal test talian par cure di / Riduzione del testo italiano a cura di \nCarlotta Del Bianco\, Paolo Patui e Paolo Sartori \nTraduzion par furlan par cure di / Traduzione in lingua friulana a cura di  \nPaolo Sartori \nRegjie / Regia \nCarlotta Del Bianco \nAssistente ae regjie / Assistente alla regia \nMarta Riservato \nCun / Con \nCaterina Bernardi\, Manuel Buttus\, Caterina Comingio\, Alessandro Maione\, Elsa Martin\, Paolo Mutti\, Vladimir Jurc \nLûs / Light designer \nMichele Pegan \nSenografie / Scenografia \nLuigina Tusini \nSenografiis multimediâls / Scenografie multimediali \nMarino Cecada\, Massimo Racozzi \nCostums / Costumi \nSart’è \n Musichis  / Musiche \nElsa Martin \nSiro Angeli da Cesclans è uno degli operatori culturali più significativi nell’Italia del secondo dopoguerra. Poeta raffinatissimo\, autore teatrale estremamente moderno\, mai rappresentato in Friuli da compagnie professionistiche\, rivive qui grazie all’allestimento di un suo testo giovanile. La casa racconta le vicende di una famiglia e della natura dei rapporti umani tra convenzione e ribellione\, espiazione e colpa. \nIl Teatri Stabil Furlan porta in scena un viaggio a tappe tra i cortili\, la casa di Siro\, le strade del borgo fino alla Pieve di S. Stefano attraverso alcune delle scene più significative dell’opera teatrale. \nLa cjase. Lagrimis di aiar e soreli \n Siro Angeli di Cesclans al è un dai operadôrs culturâi jenfri i plui significatîfs inte Italie dal secont dopovuere. Poete une vore fin\, autôr teatrâl cetant moderni\, mai rapresentât in Friûl di compagniis professionistichis\, al torne a vivi achì midiant de preparazion di un so test scrit cuant che al jere zovin. “La cjase” e conte la storie di une famee e de nature dai rapuarts fra personis tra convenzon e riviel\, espiazion e colpe.  \n Il Teatri Stabil Furlan al puarte in sene un viaç a tapis tra i curtîi\, la cjase di Siro\, lis stradis dal borc fin ae Plêf di S. Scjefin midiant lis senis plui significativis de opere teatrâl. \nA me che ho conosciuto Siro Angeli da ragazzina\, e gli sono stata vicina negli ultimi vent’anni di vita\, è sempre sembrato evidente quale fosse il legame che lui (maturo intellettuale e poeta vissuto per molti anni a Roma e poi a Zurigo) nutrisse con la Carnia nativa: una dipendenza emotiva intrisa di nostalgia\, affetto\, rimpianto\, orgogliosa appartenenza etnica. Con qualche venatura di rimorso per avere presto abbandonato e talvolta trascurato (mai dimenticato\, però) il suo paese e la sua gente\, preso nella spirale dei molti impegni lavorativi e familiari quotidiani. Un intreccio di sentimenti che gli faceva scrivere nella lingua del cuore “Propri culì\, s’j’ vess / jò podùt sciegli il puest / dulà nasci\, in tal cûr / da Ciargna il gno paîs / al saress\, propri chest / como ch’al è”. Rileggendo ora La casa\, primo dei suoi lavori teatrali\, che giustamente viene riproposto e rivalutato a quasi trent’anni dalla sua morte\, mi chiedo da cosa nascesse\, in uno studente ventiquattrenne dell’Università Normale di Pisa\, l’insopprimibile esigenza di far rivivere in parole e gesti l’ambiente in cui era nato e cresciuto\, e da cui si era allontanato per esplorare altri spazi\, da cui trarre più intensi stimoli culturali\, e nuova linfa vitale. L’immersione nella classicità artistica toscana\, le coinvolgenti relazioni con l’élite del mondo universitario italiano\, avrebbero potuto appiattire e mortificare il ricordo di un’origine rurale modesta\, priva di qualsiasi ambizione letteraria. Invece il ragazzo Siro\, il cui orizzonte esistenziale non aveva varcato fino a quel momento i confini di Tolmezzo e di Udine\, nel 1937 diede avvio alla sua carriera di autore teatrale con una trilogia carnica che tuttora rimane\, nell’asciuttezza della trama e del linguaggio\, nella solidità dell’impianto teorico\, nel rifiuto di qualsiasi retorica celebrativa\, un esemplare pilastro del teatro friulano\, e non solo friulano. Nel dramma de La casa\, il giovanissimo Siro Angeli ha espresso il suo giudizio – insieme severo e clemente – sui riti e i pregiudizi di una famiglia e di un paese\, sull’amore e il disamore\, sulla fedeltà e il tradimento: in un dissidio mai ricomposto delle contraddizioni che tutti ci portiamo dentro\, tra nostalgia e insofferenza per il passato\, limite o ricchezza da cui recuperare comunque il lievito indispensabile a farci crescere\, come individui e come collettività. \nA mi\, che o ai cognossût Siro Angeli cuant che o jeri une fantate\, e che i soi stade dongje intai ultins vincj agns di vite\, mi à parût simpri clâr cuâl che al jere il leam che lui (inteletuâl compet e poete vivût par tancj agns a Rome e dopo a Zurì) al nudrive cu la Cjargne native: une dipendence emotive imbombide di nostalgjie\, afiet\, displasê\, apartignince etniche braurose. Cun cualchi fîl di rimuars par vê abandonât adore e cualchi volte trascurât (mai dismenteât\, però) il so paîs e la sô int\, cjapât inte spirâl dai tancj impegns di vore e familiârs di ogni dì. Une trame di sintiments che i faseve scrivi inte lenghe dal cûr “Propri culì\, s’j’ vess / jò podùt sciegli il puest / dulà nasci\, in tal cûr / da Ciargna il gno paîs / al saress\, propri chest / como ch’al è”. Tornant a lei cumò La cjase\, il prin dai siei lavôrs teatrâi\, che in maniere juste al ven riproponût e rivalutât a cuasi trente agns de sô muart\, mi domandi di ce che al nassès\, intun student di vincjecuatri agns de Universitât “Normale” di Pise\, la esigjence di no podê soprimi di fâ rivivi in peraulis e mots l’ambient là che al jere nassût e cressût\, e che di chel si jere slontanât par esplorâ altris spazis\, par gjavânt stimui culturâi plui intens \, e gnove linfe vitâl. La imersion inte classicitât artistiche toscane\, lis relazions apassionantis cu la élite dal mont universitari talian\, a varessin podût splanâ e avilî il ricuart di une origjin rurâl modeste\, cence cualsisedi ambizion leterarie. Invezit il fantat Siro\, chel il so orizont esistenziâl fin ta chel moment nol jere lât di là dai confins di Tumieç e di Udin\, intal 1937 al à inviade la sô cariere di autôr teatrâl cuntune trilogjie cjargnele che ore presint e reste\, inte sclagnece de trame e dal lengaç\, inte soliditât dal implant teoric\, intal dinei di cualsisedi retoriche celebrative\, un pilastri esemplâr dal teatri furlan\, e no dome furlan. Intal drame di La cjase\, Siro Agnui une vore zovin al à esprimût il so judizi – insiemi sevêr e clement –sui rituâi e i prejudizis di une famee e di un paîs\, sul amôr e il disamôr\, su la fedeltât e il tradiment: intun contrast mai tornât a comedâ des contradizions che ducj si puartìn dentri\, tra nostalgjie e insoference pal passât\, limit o ricjece di recuperâ dut câs il levan indispensabil par fânus cressi\, tant che individuis e tant che coletivitât. \nSIRO ANGELI di\nAlida Airaghi Angeli
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