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DESCRIPTION:BANDO PER LABORATORIO TEATRALE RIVOLTO AD ATTRICI UNDER 35 \nOmaggio a Caterina Percoto \nDrammaturgia di Paolo Patui \nCondotto da Maria Ariis\, Paolo Patui e Tania Pividori \nNell’ambito del Festival del Teatro delle Lingue Minoritarie che si terrà a Gorizia nel mese di ottobre 2025\, inserito nelle attività culturali per GO!2025\, il TEATRI STABIL FURLAN propone un progetto didattico in forma di masterclass dedicato ad attrici diplomate nelle principali scuole di recitazione italiane\, con il fine secondario di selezionare il cast per una eventuale produzione per la stagione 2026 / 2027. \nREQUISITI DI AMMISSIONE  \nAl laboratorio possono accedere tutte le cittadine italiane e straniere di età non superiore ai 35 anni\, disponibili ad affrontare un’esperienza di recitazione in una lingua minoritaria\, il friulano\, diplomate in scuole di teatro ufficialmente riconosciute\, a conclusione di un corso di formazione della durata di almeno due anni. \nMODALITA’ DI SELEZIONE  \nLe domande di partecipazione alle selezioni dovranno pervenire alla segreteria del festival esclusivamente tramite e-mail all’indirizzo lenghis@lenghisfestival.it e dovranno essere corredate da:\n– dati anagrafici e recapiti (nome\, cognome\, data e luogo di nascita\, indirizzo residenza\, codice fiscale\, matricola enpals);\n– curriculum vitae (con espressa dichiarazione di autorizzazione alla conservazione e al trattamento dei dati personali);\n– dichiarazione sostitutiva del titolo di diploma rilasciato da una scuola di teatro riconosciuta;\n– due fotografie recenti (p.p. e figura intera);\n– indirizzo di posta elettronica per le comunicazioni relative alla presente selezione;\n– indicazioni veritiere rispetto al livello di conoscenza della lingua friulana (non discriminanti rispetto all’ammissione);\n– breve lettera motivazionale ed eventuali link/collegamenti a video di precedenti lavori. \nTEMPISTICHE  \nLe domande dovranno pervenire entro e non oltre le ore 18.00 di martedì 30 settembre e l’esito della domanda verrà comunicato entro il 1 ottobre. Non sono ammesse altre modalità di spedizione diverse dall’invio a mezzo mail\, nemmeno tramite i social del festival.\nLa commissione esaminatrice valuterà l’idoneità dei candidati su base curricolare e motivazionale.\nLa commissione sarà composta da professionisti del settore oltre che da referenti del festival.\nIl laboratorio avrà la durata di 6 giorni\, dal 18 al 23 ottobre compresi\, presso la sede del Teatri Stabil Furlan a Udine e si concluderà giovedì 23 ottobre all’Auditorium della Cultura Friulana di Gorizia con due restituzioni aperte esito del laboratorio\, una in orario mattutino riservata agli allievi delle scuole superiori ed una in orario preserale aperta al pubblico\, nell’ambito del palinsesto del Festival del Teatro delle Lingue Minoritarie.\nGli orari del laboratorio copriranno la giornata dalle ore 10 alle ore 18. (Non sono ammesse assenze.)\nIl laboratorio verterà sul testo “Striis” opera originale di Paolo Patui\, ispirato alla vita ed all’opera di Caterina Percoto\,  di cui verrà spedito il primo atto in formato pdf in lingua friulana ed italiana.\nIl laboratorio prevede un compenso di euro 600 lordi per ogni partecipante e saranno ammesse 7 attrici al massimo.\nIl laboratorio prevede la messa in agibilità per la giornata di restituzione del lavoro al pubblico del 23 ottobre.\nIl laboratorio sarà condotto dalla regista e attrice Maria Ariis\, dal drammaturgo Paolo Patui\, dalla cantante e maestra di coro Tania Pividori\, e vedrà la partecipazione dell’attrice Carla Manzon e della cantante Nicoletta Taricani.
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SUMMARY:Strumîrs e Zambarlans
DESCRIPTION:Di \n Alviero Negro \nAdatament e Regjie di / Adattamento e regia di \nFerruccio Merisi \nCun \nPaola Aiello\, Manuel Buttus\, Serena Costalunga\, Flavio D’Andrea\, Maurizio Fanin\, Alessandro Maione\, Paolo Mutti\, Nicoletta Oscuro\, Jacopo Pittino\, Federico Scridel \ne cun \nJuliana Azevedo\, Caterina De Biaggio\, Laura Giavon\, Alba Nacinovich\, Danilo Favret\, Stefano Monino\, Baldovino Toffolutti\, Simone Zoletto \nMusichis di / Musiche di \nMarco Maiero \nProduzion \nTeatri Stabil Furlan \nCu la colaborazion di / Con la collaborazione di \nAssociazion Ai Colonos \nE conte di chel che al ven calcolât tant che il riviel plui grant e tragjic dal Rinassiment talian\, jentrât inte storie cul non di “Crudel zobia grassa”: lis violencis de joibe grasse dal 1511 che\, de citât di Udin\, si son slargjadis par dut il Friûl cun maçalizis e fiscaments in dam de nobiltât locâl\, za dividude in dôs fazions in lote\, in part cui venezians\, in part cui Asburcs\, ai timps de rivade in Friûl di Massimilian di Austrie.\nTal test la classe nobiliâr e il sotproletariât rurâl a son in contraposizion. Di une bande\, a vegnin analizadis lis tramis dal podê nobiliâr tal contest aministratîf e te situazion di pericul e preocupazion pe invasion foreste\, di chê altre si marche cemût che il popul al vegni lassât fûr de storie\, patint forsit dome lis consecuencis. \n  \nRacconta quella che è considerata la rivolta popolare più vasta e tragica del Rinascimento italiano\, passata alla storia come ‘la crudel zobia grassa’: le violenze del Giovedì Grasso del 1511 che\, dalla città di Udine si estesero a tutto il Friuli con massacri e saccheggi ai danni della nobiltà locale\, già divisa in due fazioni in lotta\, parte con i veneziani\, parte con gli Asburgo\, ai tempi della calata in Friuli di Massimiliano d’Austria.\nNel testo sono contrapposti la classe nobiliare ed il sottoproletariato rurale. Da un lato vengono analizzate le trame del potere nobiliare nel contesto amministrativo e nella paventata situazione di pericolo per l’invasione straniera\, dall’altro viene fatto rilevare come il popolo rimanga escluso dalla storia\, patendone eventualmente solo le conseguenze. \nPlui informazions su www.colonos.it
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LOCATION:Ai Colonos\, via Giovanni da Udine 8\, Villaccia di Lestizza\, Ud\, 33050
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SUMMARY:I laboratori - Festival dal Teatri des Lenghis Minoritariis
DESCRIPTION:Il Teatri Stabil Furlan\, associazione culturale del Friuli Venezia Giulia\, organizza a Gorizia\, nell’ambito delle manifestazioni per GO!2025\, Gorizia-Nova Gorica capitale europea della Cultura 2025\, LENGHIS\, primo Festival del Teatro delle Lingue Minoritarie\, al quale parteciperanno compagnie catalane\, frisone\, slovene\, sarde\, friulane\, croate\, e all’interno del quale verranno proposti tre laboratori teatrali aventi per tema i rapporti fra le differenti lingue parlate\, sia in scrittura originale che in traduzione. \nIscrivitiLA MASCHERA E IL LINGUAGGIO DEL CORPO\nLaboratorio con le maschere di Commedia dell’Arte condotto da CLAUDIO DE MAGLIO\nIl laboratorio sulla Commedia dell’Arte è un’opportunità unica per esplorare il teatro attraverso una lente diversa\, arricchendo le proprie capacità artistiche. Verterà sulle basi fondamentali per attivare il codice espressivo della maschera e far vivere i personaggi della Commedia dell’Arte\, (nobile tradizione inventata dagli attori italiani del XVI secolo e che si diffuse in tutta Europa fino in Russia)\, con un ‘focus’ speciale sulla maschera dello ‘Zanni’ e la sua origine popolare e contadina\, collegata con la lingua madre di ciascun partecipante.\nIl rapporto con la maschera è un’esperienza arricchente ed entusiasmante\, promuove la creazione di un rapporto intimo\, non del tutto dicibile o traducibile in termini logico razionali poiché svela radici profonde e dà un grande senso di benessere oltre a rinnovare il senso di necessità per un attore che voglia definirsi completo.\nClaudio de Maglio è attore\, autore\, regista e direttore della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine\nSede: Sala Lantieri / Unione Ginnastica Goriziana / Gorizia\nOrari: dal 22 al 24 ottobre 2025 dalle 10.30 alle 13.30\nRestituzione aperta: 24 ottobre ore 12.30 \nRITRATTO DI DONNA ARABA CHE GUARDA IL MARE\nLaboratorio di analisi drammaturgica sul testo di DAVIDE CARNEVALI\, condotto dall’autore\nPer un Festival che si occupa del rapporto tra lingue parlate\, nazionali o minoritarie che siano\, il testo (premio Riccione per il Teatro 2013) di Davide Carnevali\, che affronta la relazione tra lingua egemonica e lingua minoritaria\, è assolutamente esemplare\, sia all’interno del racconto\, nel rapporto fra i personaggi\, sia come chiave scenica per la sua rappresentazione. Il testo è stato tradotto in questi anni in tedesco\, francese\, inglese\, spagnolo\, catalano\, portoghese e friulano\, e le varie versioni verranno comparate e mescolate\, in un lavoro che si preannuncia molto stimolante. L’idea è che il testo diventi non solo l’oggetto\, ma anche il luogo della traduzione; l’intenzione cioè è di far nascere una riflessione sulle questioni della comprensione e delle egemonie culturali e linguistiche che il testo in sé contiene.\nIn relazione al tipo di lavoro il laboratorio è aperto ad attori che vogliano materialmente cimentarsi con le esercitazioni sceniche\, e ad uditori\, che siano più interessati ad un approccio teorico con le lingue ed il loro reciproco scambio e rapporto.\nDavide Carnevali\, autore e regista\, è artista associato presso il Piccolo Teatro di Milano per il triennio 2022 – 2024 e tutor del programma “Autori under 40” della Biennale di Venezia Teatro. Si è dottorato in Teoria del teatro presso la Universitat Autònoma de Barcelona\, con un periodo di studi alla Freie Universität Berlin\, seguendo i seminari di Hans-Thies Lehmann e Erika Fischer-Lichte. Insegna Drammaturgia e Teoria del teatro alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e al Institut del Teatre di Barcelona.\nSede: Sala Riva Piazzutta e Sala ‘Incontro’ Quartiere San Rocco / Gorizia\nOrari: dal 24 al 27 ottobre 2025 dalle 15 alle 19\nRestituzione aperta: 27 ottobre ore 18.00 \nGNO FI AL CJAMINE NOME UN PÔC PLUI PLANCUT\nLaboratorio per una messinscena friulana sul testo di IVOR MARTINIć\, condotto dall’autore\n‘Moj sin samo malo sporije hoda’ è un fortunatissimo testo di Ivor Martinić tradotto in varie lingue e che vanta ben 22 messinscene in tutto il mondo. L’autore è già stato invitato dal Teatri Stabil Furlan a tenere in Friuli un primo\, breve laboratorio nel novembre del 2024\, nel quale sono state affrontate diverse versioni del testo\, in croato\, spagnolo\, italiano e friulano e al quale hanno partecipato attori di diversa provenienza. Il laboratorio di Gorizia è l’ideale prosecuzione di quell’episodio\, stavolta con un focus più diretto alla lingua friulana\, anche con l’intento di individuare un cast per una futura messinscena.\nIvor Martinić è un drammaturgo croato pluripremiato. I suoi testi sono stati prodotti a Belgrado\, Lubiana\, Spalato\, Zagabria\, Bruxelles\, Londra. Questo testo ha vinto il premio per la migliore opera teatrale al Mess Festival di Sarajevo. In esso si racconta un interno familiare in una città anonima di un paese in cambiamento. Il protagonista è un ragazzo costretto da una malattia a muoversi su una sedia a rotelle.\nSede: Salone della Società Filologica Friulana e Sala ‘Incontro’ Quartiere San Rocco / Gorizia\nOrari: dal 28 al 31 ottobre 2025 dalle 15.00 alle 19.00\nRestituzione aperta: 31 ottobre ore 18.00 \nModalità di iscrizione ai laboratori \nIl costo di ciascun laboratorio è di € 50\,00 (IVA compresa)\, da versare tramite bonifico bancario a: \nIBAN: IT31S0863112300000001036405\nBIC: CCRTIT2TTER\nIntestato a: Teatri Stabil Furlan\nCausale: Iscrizione laboratorio (titolo laboratorio) – Nome e Cognome partecipante \nÈ possibile iscriversi a più laboratori. In tal caso\, indicare nella causale tutti i laboratori scelti.\nSi consiglia di effettuare il pagamento entro tre giorni dalla compilazione del modulo di iscrizione.\nL’iscrizione sarà considerata valida solo dopo la ricezione del pagamento. \nLa partecipazione a uno o più laboratori garantisce l’accesso gratuito a tutti gli spettacoli teatrali in programma dal 23 ottobre al 1 novembre. \nIscriviti
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SUMMARY:Ce crodistu di fâ?!
DESCRIPTION:Di\nFreark Smink \nRegjie di / Regia di\nJos Thie \nTraduzion par furlan di / Traduzione in friulano di\nSerena Fogolini \nCun / Con\nFederico Scridel e Carla Manzon \nSene di / Scena di\nMirjam Groote Gansey \nRealizade di / Realizzata da\nClaudio e Andrea Mezzelani \nMusichis di / Musiche di\nRogier Bosman \nLûs / Luci\nStefano Bragagnolo \nRegjist assistent / Regista assistente\nMassimo Somaglino \n\nCE CRODISTU DI FÂ!’\, e je la conte in prime persone di un coltivadôr diret di vuê: al à di disbratâsi tra la tradizion contadine antighe dal lavôr de tiere e lis dificoltâts par cause dai cambiaments continuis dal clime\, dal lavôr\, e pe tante burocrazie; dut chest lu oblee a vê di adatâsi cence polse aes modalitâts di vore e a une bataie cetant dificile cu la burocrazie par lâ indenant a fâ “cemût che si è fat simpri”; in plui\, al à di viodise cul ricuart de figure mitologjiche di un pari brusc e avonde intrigôs. \nAl è un monolic in comedie\, cun batudis che a son stocadis: un rapuart cuntune mari une vore anziane e no dal dut in se\, e telefonadis cuntune fie plene di ansie e esigjente.\nLis senis\, ricostruidis propit come che a son tal progjet origjinâl\, a permetaran di recitâ une version identiche di chê frisone\, intun rapuart inedit transeuropean che al pee intun unic lavôr teatrâl dôs lenghis minoritariis e dôs culturis che a àn cetantis robis in comun. \n‘CE CRODISTU DI FÃ!’\, è il racconto in prima persona di un coltivatore diretto dei nostri tempi alle prese con l’antica tradizione contadina del lavoro della terra e con le difficoltà che provengono oggi dai continui cambiamenti climatici\, lavorativi\, burocratici in atto\, che costringono a un adattamento continuo delle modalità lavorative e a una difficilissima battaglia con la burocrazia per continuare a ‘fare come si è sempre fatto’\, nonché alle prese con la memoria di una figura mitologica di padre burbero e piuttosto ingombrante.\nMonologo in commedia\, con battute folgoranti\, rapporto con una madre anzianissima e non proprio in sé\, e colloqui telefonici con una figlia estremamente ansiogena e richiedente.\nLe scene\, ricostruite esattamente sul progetto originale\, permetteranno una messinscena identica alla versione frisona\, in un rapporto inedito trans-europeo che lega nel lavoro teatrale due lingue minoritarie e due culture che hanno molte cose in comune. \n\nPlui informazions / maggior informazioni \nwww.arlecchinoerrante.com
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LOCATION:Privato: Corte Case Brusadin – Zancan\, via Prasecco 2/4\, Pordenone
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SUMMARY:Amelio di Merêt
DESCRIPTION:Di e cun / Di e con \n Michele Zamparini e Gianluca Valoppi \nProduzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan \nIn colaborazione cun / In collaborazione con \nTeatro Positivo \nAl è vignût fûr che par componi il so une vore famôs “Romeo e Giulietta”\, il ‘grant poete’ William Shakespeare al a cjapât ispirazion di une storie sucedude in Friûl\, propit te Vile Ottelio Savorgnan a Ariis.\nE se o vignissin a savê che dutis lis oparis dal grant dramaturc inglês a son nassudis in Friûl? Michele Zamparini e Gianluca Valoppi a nus mostrin cemût che la storie dal furlan Amelio cun ducj i siei dubis\, passions e preocupazions e je stade di ispirazion pal grant dramaturc inglês par scrivi la storie di Amlêt.\nJessi o no jessi? E ricuardâsi come che un pôc di sane matetât e pues judâ a scuvierzisi e a cjalâ il mont cuntune gnove lûs.\nInsome\, ce che il teatri al fâs di simpri. \nSi è scoperto che per comporre il suo famosissimo “Giulietta e Romeo”\, il ‘grande bardo’ William Shakespeare ha preso ispirazione da una storia accaduta in Friuli\, precisamente a Villa Ottelio Savorgnan di Ariis.\nE se venissimo a sapere che tutte le opere del grande drammaturgo inglese hanno in realtà avuto origine in Friuli?\nMichele Zamparini e Gianluca Valoppi salgono sul palco e svelano così come la storia del friulano Amelio con tutti i suoi dubbi\, passioni\, affanni è stata di ispirazione al grande drammaturgo inglese per scrivere la storia di Amleto.\nEssere o non essere? E ricordare come un po’ di sana follia può aiutare a scoprire se stessi e guardare con luce nuova il mondo.\n“Insome”\, quello che il teatro fa da sempre. \nPar il secont an il Teatri Stabil Furlan si unìs ae ufierte di ‘Udine città teatro per le bambine e i bambini’ organizade bielzà di plui agns dal CSS Teatro Stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia e dal Teatro Nuovo Giovanni da Udine\, proponint la secont edizion di ‘Canais – Teatri par frutis e fruts’.\nChest an a son cuatri i apontaments che a àn a ce fâ cun la lenghe e la culture furlane\, lidrîs e risultât des gnovis gjenerazions. Une storie “shakespeariane” intor a un om che al crôt di jessi Amleto\, une esperience piçule piçule par i spetatôrs piçui piçui\, l’incjant des magjichis bufulis e ae sunsurose tornade des scjadenadis “pantianis furlanis”\, a son i ingredients di cheste rassegne inte rassegne\, destinade in graciis di ducj a cressi par il futûr. \nPer il secondo anno il Teatri Stabil Furlan si unisce all’offerta di ‘Udine città teatro per le bambine e i bambini’ organizzata ormai da diversi anni dal CSS Teatro Stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia e dal Teatro Nuovo Giovanni da Udine\, proponendo la seconda edizione di ‘Canais – Teatri par frutis e fruts’.\nQuest’anno sono quattro gli appuntamenti che hanno a che fare con la lingua e la cultura friulana\, radice e frutto delle nuove generazioni. Una storia ‘shakespeariana’ intorno a un tizio che si crede Amleto\, un’esperienza piccola piccola per gli spettatori piccoli piccoli\, l’incanto delle magiche bolle di sapone ed il roboante ritorno delle scatenate ‘pantianis furlanis’ sono gli ingredienti di questa rassegna nella rassegna\, destinata grazie a tutti a crescere per il futuro. \nTARIFIS DAI BILIETS \nBiliet puest unic                       € 8\,00 \nBIGLIETTERIA TEATRO PALAMOSTRE \nUdine\, Teatro Palamostre\, piazzale Paolo Diacono 21\norario: da lunedì a sabato ore 17.30 – 19.30\ntel +39 0432 506925 \nbiglietteria@cssudine.it \nPrevendita online sul Circuito VIVATICKET \n \nE online sul sito di www.vivaticket.it
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LOCATION:Teatro San Giorgio\, Via Quintino Sella 4\, Udine\, UD\, 33100
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SUMMARY:Neveade
DESCRIPTION:Regia: Massimo Somaglino\nCoreografia: Marta Bevilacqua\nIn scena: Massimo Somaglino\, Nicol Soravito\, Luca Zampar\nMusica dal vivo: Paolo Forte\nIllustrazioni ed elementi di scena: Emanuele Bertossi (Neveade\, 2008)\nVideo Immersivo: Maurizio Tell\nCostumi: Emmanuela Cossar\nCo-Produzione: Compagnia Arearea e Teatri Stabil Furlan\nCon il contributo di: MiC\, Regione Friuli Venezia Giulia\nDurata: 20 minuti \nArearea e lo Stabil Furlan intersecano i propri linguaggi in una nuova creazione che celebra i punti di incontro tra teatro\, danza e narrazione in lingua friulana. \nNeveade è una nevicata che sa di natività ed è pensata per un pubblico di grandi e piccini. \nBevilacqua e Somaglino con due danzatori partono dal testo illustrato di Emanuele Bertossi per raccontarci con il corpo e con la parola una storia antica di resistenza e di amore. \nPer informazioni e acquisto biglietti: www.arearea.it
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LOCATION:Teatro P. Maurensig di Tavagnacco\, Via Mazzini\, Tavagnacco\, Udine\, 33010
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SUMMARY:Tant che Tupamaros
DESCRIPTION:Produzion / Produzione \nTeatri Stabil Furlan e ARLeF – Agjenzie Regjonâl pe Lenghe Furlane \nIn colaborazion cun / Con la collaborazione di \nAssociazione Lignano nel Terzo Millennio \nDentri di / All’interno di \nSUNS 2025 \n\nTest e traduzion par furlan di  / Testo e traduzione in lingua friulana di \nPaolo Patui \nVôs / Voce \nMassimo Somaglino \nLiron / Contrabbasso \nAlessio Zoratto \nBatarie / Batteria \nMarco D’Orlando \n\n\nA Lignan\, tal 1969\, biel che l’om al svole fin su la lune\, un grop di fantats furlans al è daûr a zuiâ un torneu di balon inmaneât da la colonie de diocesi di Udin. A si son nomenâts cuntun non une vore discul\, ispirât dai timps: “Tupamaros” e il diretôr – arbitri de colonie ju à visâts: “Cun chel non alì fin che ca o arbitri jo\, voaltris no le vincês une partide!” A laran cussì lis robis? \n  \n\n\nNella Lignano del 1969\, mentre l’uomo sbarca sulla luna\, un gruppo di ragazzini friulani è alle prese con un torneo di calcio organizzato nella colonia della diocesi di Udine. Hanno scelto un nome ribelle dettato dai tempi: “Tupamaros” e il direttore-arbitro della colonia li ha minacciati: “Con quel nome lì finché arbitro io non vincete una partita”. Sarà così? \n\nJentrade libare su prenotazion scrivint a prenotazioni@teatristabilfurlan.it
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LOCATION:Foyer Ridotto Teatro Nuovo Giovanni da Udine\, Via Trento 4\, Udine\, Udine\, 33100\, Italia
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SUMMARY:Salve o Vita!
DESCRIPTION:RegjeRrrrrr Regia e drammaturgia \nClaudio De Maglio \nCon \nPaola Bonesi\, Giulia Cosolo\, Alessandro Maione\, Radu Murarasu\, Stefano Pandolfo\, Tommaso Sculin\, Silvia Cerchier\, Erika Maria Cordisco\, Federica Garbarini\, Sara Volpi\, Sara Wegher \nAssistente alla regia \nMark Kevin Barltrop \nMusiche \nAlan Malusà Magno \nCostumi \nEmmanuela Cossar e Chiara Venturini \nScenografie \nClaudio e Andrea Mezzelani \nMaschere \nFrancesco Garuti \nProduzione \nVettori Ultramondo \nCo-produzione \nCivica Accademia Nico Pepe e Teatri Stabil Furlan. \nAvvicinarsi alla vita\, agli scritti\, ai dipinti alla poetica alla filosofia di Carlo Michelstaedter significa essere attirati in un vortice di vitalità” dichiara Claudio de Maglio che ha curato la drammaturgia e la regia di questo spettacolo e degli altri due che lo hanno preceduto. In questo testo alla figura del padre Alberto e degli amici Enrico (Rico) Mreule e Nino Paternolli\, si affiancano molti altri personaggi\, la madre Emma una chiave fondamentale per la sua crescita e la sua educazione sentimentale\, la sorella Paola complice e compagna di confidenze profonde e intime\, la prozia Irene una donna estremamente ironica che aveva tanto divertito Carlo con le sue visite e poi Jolanda quella che avrebbe potuto essere l’unico vero amore della sua vita. Fanno la loro comparsa anche le altre donne che Carlo aveva amato\, le sorelle Cassini e Nadia Baraden\, la giovane russa conosciuta a Firenze dalla vita rocambolesca e drammatica. Le sue opere\, scritti e dipinti\, trasudano un’energia che illumina un’epoca di quiete apparente che prelude alla prima guerra mondiale. La tragica parabola umana di Carlo rappresenta l’emblematica metafora di una generazione dilaniata da forti lacerazioni\, dove si intrecciano pulsioni e sentimenti contrapposti\, tra vita borghese agiata e tensioni anarchico rivoluzionarie\, tra principio di piacere e ascesi spirituale\, tra attaccamento agli affetti ed aneliti libertari: contrasti che hanno un ruolo essenziale nell’animo di un giovane artista irrequieto. La sua parabola umana si configura come uno struggente inno alla vita\, una luce nel buio dell’umanità. \nLo spettacolo “Salve o Vita! Slanci\, visioni e tormenti del giovane Carlo Michelstaedter” suggella la trilogia dedicata al giovane e talentuoso filosofo goriziano tra più profondi\, profetici e trasgressivi dell’ambito mitteleuropeo. \nIl progetto è sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia\, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e si avvale della collaborazione del Kulturni Center Lojze Bratuž\, di Fondazione Bon Colugna\, dell’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia\, del Teatro Miela e Bonawentura. \nDopo il debutto a Gorizia\, città natale di Carlo\, il 10 dicembre al Kulturni Center Lojze Bratuž (ore 20.00) seguiranno le repliche al Teatro Paolo Maurensig a Feletto Umberto il 13 dicembre (ore 20.30) nell’ambito della stagione teatrale della Fondazione Bon inserita nel circuito ERT del Friuli Venezia Giulia e al Teatro Miela a Trieste il 15 dicembre (ore 20.30) nell’ambito della rassegna “Incroci teatrali/nuove scritture”. \nInfo e prenotazioni \nKulturni Center Lojze Bratuž 0481531445 info@centerbratuz.org \nTeatro Maurensig Fondazione Bon 0432 543049 www.ertfvg.it\, www.fondazionebon.com \nTeatro Miela 040 365119 teatro@miela.it
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SUMMARY:Lis Cinc Aghis
DESCRIPTION:Cun /  Con \nStefano Montello contadino sociale\, musicista e scrittore\nOrchestra d’Archi Blanc\nRiccardo Pes direttore e violoncello solista \n“Lis Cinc Aghis” al è un viaç a torzeon ta che part de Basse Furlane che a sta tra la fôs dal Tiliment\, lis risultivis\, il flum Stele\, la Lagune e il Mâr: la Basse che e je stade di Nievo e di Hemingway\, di contadins e bonifichis e che cumò e je soredut tiere di rotatoriis\, risto-pub e pedalò. Ma ancje\, di simpri\, une tiere mitiche\, indulà che chel pôc ch’al è nol è nancje cussì sigûr di jessi\, i cunfins a son clopadiçs e le uniche certezze e je la libertât di piardisi. Une tiere di aghis e fumate che à pôcs ponts di riferment: un arbul grant\, une ancone  spierdude\, une glesiute\, l’autostrade.\nLa Basse contade ta “Lis Cinc Aghis” e je un misteriôs lûc da l’anime\, popolât di int suturne e aventurose: un lûc di polse par rasonâ cun calme sul timp ch’al passe\, une tiere di contradizions\, di contrabanîrs e cercandui\, di inventôrs falîts\, di santis che no esistin\, di feminis cjantarinis e dal imbumbide spirt di miârs di cjavai e cjavalîrs passâts di lì.\nUn viaç a torzeon intune tiere umide\, afose e strache.\nLa Basse che e sta drenti ognun di nô. \n“Le Cinque Acque” è un viaggio confidenziale in quella parte della Bassa Friulana racchiusa tra la foce del Tagliamento\, le risorgive\, il fiume Stella\, la laguna e il mare Adriatico: la Bassa che è stata di Nievo e Hemingway\, di contadini e bonifiche e che ora è soprattutto terra di rotatorie\, risto-pub e pedalò. Ma anche\, da sempre\, una terra mitica\, dove quel poco che c’è rimane improbabile\, i confini sono elastici e l’unica certezza risiede nella libertà di perdersi. Una terra di acqua e nebbie che ha pochi punti di riferimento: un albero grande\, una ancona sperduta\, una chiesetta\, l’autostrada.\nLa Bassa raccontata ne “Le Cinque Acque” è un misterioso luogo dell’anima\, popolato da gente malinconica e avventurosa: un luogo di sosta dove poter ragionare con calma sul tempo che passa\, una terra di contraddizioni\, di contrabbandieri e viaggiatori\, di inventori falliti\, di sante che non esistono\, di donne che cantano e abitato dalla spirito di migliaia di cavalli e cavalieri passati da lì.\nUn viaggio vagabondo in una terra umida\, afosa e indolente.\nLa Bassa che sta dentro ciascuno di noi. \nBilietarie \nI biliets si puedin comprâ online su www.vivaticket.com
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LOCATION:Teatro P. Maurensig di Tavagnacco\, Via Mazzini\, Tavagnacco\, Udine\, 33010
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SUMMARY:La contea medievale di Gorizia
DESCRIPTION:Il professore Franco Cardini \ndialoga con \nil giornalista Antonio Devetag \nAppuntamento con la Storia domenica 21 dicembre 2025 all’Auditorium della Cultura friulana di via Roma a Gorizia. Rendez-vous particolarmente importante  perché i protagonisti saranno la Contea Medievale di Gorizia e Franco Cardini\, tra i più autorevoli medievalisti europei e una delle voci più lucide e originali nel panorama degli studi storici contemporanei. Nato a Firenze e formatosi nelle sue scuole superiori e universitarie\, Cardini ha dedicato l’intera vita all’indagine critica del Medioevo\, sfatandone stereotipi e restituendo complessità a un’epoca troppo spesso semplificata. La sua produzione scientifica\, vastissima e tradotta in numerose lingue\, lo colloca tra gli studiosi che più hanno contribuito a ridefinire il modo in cui percepiamo la storia medievale\, le sue dinamiche sociali\, religiose e politiche. Il suo percorso intellettuale si è concentrato in particolare sui temi della cavalleria\, delle crociate e delle relazioni tra Oriente e Occidente. Tra le opere fondamentali in questo ambito ricordiamo “Alle radici della cavalleria medievale”\, un testo ormai classico che ricostruisce la formazione dell’ideale cavalleresco come fenomeno culturale complesso; “L’uomo medievale”\, volume collettivo da lui curato che ha segnato un’intera generazione di studiosi; “Il Medioevo. Storia di un malinteso”. La sua capacità di coniugare rigore scientifico e divulgazione lo ha reso una figura di riferimento anche per il grande pubblico\, grazie alla partecipazione a conferenze\, trasmissioni televisive e interventi pubblici di vasta risonanza. In questo contesto\, la sua presenza a Gorizia\, ultimo evento di “Lenghis”\, Festival del Teatro delle lingue minoritarie\, organizzato dal Teatri Stabil Furlan\, assume un significato di particolare rilievo. Cardini\, infatti\, ha sempre mostrato una grande attenzione per le vicende delle regioni di confine\, luoghi in cui il Medioevo ha lasciato tracce profonde e in cui si sono intrecciati popoli\, poteri e culture. La storia dei territori dell’antica Contea di Gorizia rientra pienamente nei suoi campi di interesse\, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche politiche delle signorie territoriali e le relazioni tra il Sacro Romano Impero\, gli Asburgo\, Venezia e le potenze vescovili dell’area alpina. La conferenza sarà dedicata ai Conti Mainardini di Gorizia\, una delle casate più influenti dell’Europa centro-orientale medievale\, protagonisti di una storia complessa e affascinante\, ancora troppo poco conosciuta dal grande pubblico. L’incontro con Franco Cardini\, che dialogherà con il giornalista goriziano Antonio Devetag\, si svolge a conclusione di un anno intensissimo per Gorizia – Nova Gorica Capitale Europea della Cultura\, quasi a suggello di una riproposizione dell’affascinante storia di una città in cui è passata la storia d’Europa. \nIngresso libero e gratuito
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LOCATION:Auditorium della Cultura Friulana\, Via Roma 23\, Udine\, Gorizia\, 34170\, Italy
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SUMMARY:Tocut
DESCRIPTION:Testo liberamente tratto da “Pezzettino” di Leo Lionni \nCon\nAlessandro Maione \nProduzione\nLa Piccionaia Centro di produzione teatrale – Vicenza \nDurata\n35 minuti \nTeatro di narrazione con oggetti \nTocut in friulano vuol dire pezzettino. Tocut\, tocut\, tocut… è il suono che fanno i piedini mentre cercano. Tocut\, tocut\, tocut…è il rumore di mani che bussano su una scatola magica. Cosa ci sarà dentro? Tanti pezzettini di tanti colori che cercano un posto dove stare. Ma loro non sanno che tutti servono a costruire un unico grande disegno: il disegno di noi stessi!\nOgnuno di noi può stare bene semplicemente accettando ciò che è\, basta scoprire i propri pezzettini speciali. Siamo tutti diversi… per fortuna! Unire i pezzettini\, come un mosaico e\, tocut dopo tocut\, diventare più grandi\, insieme agli altri. \nBIGLIETTERIA CONTATTO TIG in famiglia\nUdine\, Teatro Palamostre\, piazzale Paolo Diacono 21\ntel +39 0432 506925\nbiglietteria@cssudine.it   www.cssudine.it\norario: dal lunedì al sabato ore 17.30 – 19.30 \nI pomeriggi di spettacolo la biglietteria del teatro dove si svolge la rappresentazione apre un’ora prima dell’inizio \nPrevendita sul circuito Vivaticket
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LOCATION:Teatro Palamostre\, Piazzale Paolo Diacono 21\, Udine\, Udine\, 33100\, Italia
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SUMMARY:IN ETERNI IL NESTRI ÎR
DESCRIPTION:di Maria Milisavljevic \nTraduzion par furlan di Federico Scarpin \nLeture seniche di Massimo Somaglino \nMusiche dal vîf di Alessio Zoratto \nTecnic dal sun Carlo Gris \nProduzion TEATRI STABIL FURLAN \n\nChest drame\, voltât par furlan dal origjinâl todesc\, al è une opare corâl\, ma di un côr di fantasimis\, chês stessis che a jemplin la nestre tiere e i nestris concets di ‘identitât’: tropis a ‘nt sono in Friûl\, sedi se lis cirìn tal paisaç\, sedi in maniere metaforiche\, di cjasis che a delimitin i confins? E il stes Friûl\, no isal stât (e no isal ancjemò) une cjase cuntune puarte\, mo vierte mo sierade\, par dâ acet o par slontanâ\, par partî\, tornâ\, mandâ vie un ‘Altri’ che al rivave\, e che al ven ancjemò\, dal ‘mont che al bruse’? E no ise la puarte stesse a fâju\, chei doi spazis diferents\, dulà che prime a ‘nd jere un sôl? \nQuesto dramma\, tradotto in friulano dall’originale tedesco\, è un’opera corale\, ma di un coro di fantasmi\, quegli stessi che riempiono la nostra terra e i nostri concetti di ‘identità’: quante ce ne sono in Friuli\, sia a cercarle nel paesaggio\, sia in una maniera del tutto metaforica\, di case che delimitano i confini? E lo stesso Friuli\, non è forse stato (e non è ancora) una casa con una porta\, talvolta aperta altre chiusa\, per accogliere o respingere\, per partire\, tornare\, scacciare un ‘Altro’ che arrivava\, e che arriva ancora\, dal ‘mondo che brucia’? E non è la porta stessa a segnare quei due spazi differenti laddove prima ce n’era uno solo? \nMaria Milisavljević a vinçût il premi Kleist par zovins dramaturcs tal 2013 e tal 2017 cun il drame Beben e à vinçût l’Heidelberger Stückemarkt Autorenpreis e l’Else Lasker-Schüler Stückpreis. Li sôs oparis a son stadis voltadis par inglês\, spagnûl\, francês\, portughês\, olandês\, serp\, bulgar\, gjaponês\, corean e cumò par furlan.
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SUMMARY:FANTASIE IN ARIA
DESCRIPTION:Di e cun Manola Filiputti e Stefano Andreutti \nManola Filiputti – bufulis di savon \nStefano Andreutti – musiche \nProduzion Teatri Stabil Furlan \nTeatro di figura e musica \nDai 3 agns in sù \nNassût di une improvisazion che al à incjantât il public\, Fantasie in aria al met dongje lis bufulis di savon di Manola Filiputti e i suns sugjestîfs di Stefano Andreutti. In siet cuadris plen di magjie\, musiche e poesie\, il spetacul al cjape dentri grancj e fruts intun ciaç jenfri formis\, colôrs e atmosferis unichis. \nNato da un’improvvisazione che ha incantato il pubblico\, Fantasie in aria unisce le bolle di sapone di Manola Filiputti ai suoni suggestivi di Stefano Andreutti. In sette quadri pieni di magia\, musica e poesia\, lo spettacolo coinvolge adulti e bambini in un viaggio tra forme\, colori e atmosfere uniche.
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LOCATION:Teatro San Giorgio\, Via Quintino Sella\, 4\, Udine\, 33100\, Italy
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SUMMARY:ANCHE SE LA MUSICA NON C’È
DESCRIPTION:di Gabriele Genovese e Marta Riservato \ncun Marta Riservato \nCostums e elements di sene Elettra Del Mistro \nProduzion Associazione Culturale CAVE e Centro Teatrale Umbro \n“Anche se la musica non c’è” al è un spetacul dedicât ae vite di Argia Manarin\, une femine che e je stade buine di mudâ il dolôr e la injustizie intun cjant cidin di fuarce e resilience. Argia e à frontât il judizi\, l’abandon e lis feridis fondis e invisibilis di une epoche dulà che a mancjavin lis peraulis par descrivi il maljessi e la violence\, ma no si è mai crevade. La sô storie e conte la capacitât straordenarie di resisti\, ancje cuant che al somee che la vite ti gjavi ogni melodie. Une testemoneance di pestelacs che si vierzin te ombrene e arbui che a cressin su lis pieris dal Tiliment. O vin cjolt sù i lôr pics e o sin lâts daûr des lôr lidrîs\, tornant a piturâ cheste ereditât preziose\, intai siei trats essenziâi e cul so stes amôr pe creature umane. \n“Anche se la musica non c’è” è uno spettacolo dedicato alla vita di Argia Manarin\, una donna che ha saputo trasformare il dolore e l’ingiustizia in un canto silenzioso di forza e resilienza. Argia ha affrontato il giudizio\, l’abbandono e le profonde ferite invisibili di un’epoca in cui mancavano le parole per descrivere il disagio e la violenza\, ma non si è mai spezzata. La sua storia racconta la capacità straordinaria di resistere\, anche quando la vita sembra toglierti ogni melodia. Una testimonianza di primule che si schiudono all’ombra e alberi che crescono sulle pietre del Tagliamento. Ne abbiamo raccolto i petali e seguito le radici ridipingendo questa preziosa eredità\, nei suoi tratti essenziali e con il suo stesso amore per l’essere umano.
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SUMMARY:SAPIDI BACI. DI PIETANZE E D’AMORI
DESCRIPTION:di Bettina Carniato e Fabio Turchini \ncun Bettina Carniato\, Giuliano Bonanni\, Barbara Errico\, Giulia Della Peruta\, Antonino Puliafito\, Romano Todesco \nSenografie Andrea e Claudio Mezzelani \nRegjie Bettina Carniato \nProduzion TEATRI STABIL FURLAN e ARLeF \n\n“Sapidi Baci. Di pietanze e d’amori” al è un spetacul in lenghe taliane cuntune anime furlane tal profont: un viaç jenfri memoriis\, savôrs\, musiche e sintiments\, ispirât ae figure di Giuseppina Perusini Antonini (1874-1975)\, pioniere dal vin in Friûl Vignesie Julie. In chest spetacul di tancj colôrs\, la bussade e devente metafore di magjiche zontadure: dai spirts in cercje\, cualchi volte sufierte\, de metât che e mancje\, par fâ di dôs animis diferentis e incompletis une uniche anime perfete; di savôrs che ur van incuintri a altris savôrs\, fin che no componin une pitance di no podê dismenteâ.\n \n‘Sapidi Baci. Di pietanze e d’amori’\, è uno spettacolo in lingua italiana dall’anima profondamente friulana: un viaggio tra memorie\, sapori\, musica e sentimenti\, ispirato alla figura di Giuseppina Perusini Antonini (1874-1975)\, pioniera del vino in Friuli Venezia Giulia. In questo variopinto spettacolo il bacio diventa metafora di magica congiunzione: degli spiriti alla ricerca\, talvolta sofferta\, della metà mancante\, per fare di due anime distinte e incomplete un’unica anima perfetta; di sapori protesi verso altri sapori\, sino a comporre l’indimenticabile pietanza.
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DESCRIPTION:FORMAZIONE AL TEATRI STABIL FURLAN\nLa nuova sede si apre ai laboratori. Si inizia con Oscuro/Samek \nIl direttore artistico Massimo Somaglino lo aveva detto nell’occasione dell’inaugurazione della nuova sede: ‘Adesso abbiamo uno spazio\, dobbiamo farlo funzionare’. E così accade.  \nOltre alla rassegna teatrale ‘Savôrs’\, che si svolge quest’anno quasi interamente nella nuova sede di via della Vecchia Filatura\, 10 a Torreano di Martignacco\, e alle prove delle nuove produzioni che debutteranno in stagione\, ‘La dì che lis pantianis a son sparidis’ e ‘La vôs dal timp’\, la sala si apre a nuove iniziative\, sempre nell’ottica dell’attività teatrale dedicata al pubblico friulano e non.  \nParte il laboratorio ‘Lenghe mari / Lingua madre’  con Nicoletta Oscuro e Hugo Samek che per quattro week-end tra marzo e giugno\, troverà accoglienza nella grande sala TSF. \nCondotto da Nicoletta Oscuro\, attrice\, cantante e pedagoga molto apprezzata in Friuli\, e Hugo Samek\, autore\, musicista e ballerino\, argentino di nascita ma residente da molti anni in Friuli\, ‘Lenghe mari /Lingua madre’ sarà una vera palestra dedicata ad attrici\, attori\, registi\, teatranti e persone desiderose di teatro in generale\, per ricercare\, sperimentare e attingere alle fonti della propria energia espressiva.  \nIl laboratorio è aperto a chiunque voglia mettersi in gioco e sperimentare in libertà con il proprio corpo\, la propria voce e soprattutto la propria lingua madre\, quella per lui più autentica che sia il friulano\, l’italiano\, lo spagnolo\, il rumeno\, il russo il polacco o qualunque sia la lingua dei partecipanti sarà oggetto di sperimentazione laboratoriale. \nIl corpo\, la parola\, la relazione\, il ritmo\, il ballo\, la poesia\, il piacere del gioco puro e una riflessione sugli elementi fondanti della pratica teatrale attraverso uno sguardo contemporaneo (ritmo\, improvvisazione\, relazione\, presenza)\, saranno le materie che questo laboratorio metterà in campo sotto la guida dei due maestri.  \nGli appuntamenti con “Lenghe mari / Lingua madre” si svolgeranno in 4 week-end e precisamente sabato 21 e domenica 22 marzo; sabato 11 e domenica 12 aprile; sabato 30 e domenica 31 maggio e sabato 27 e domenica 28 giugno. Il sabato dalle 16 alle 20 e la domenica dalle 10 alle 14. Il progetto è sostenuto dal Teatri Stabil Furlan con il prezioso sostegno di ‘Prospettiva T – Teatro nei luoghi’\, è previsto per un numero massimo di 20 partecipanti\, dai 18 anni in su.  \nIl costo è di 25 euro a week-end e l’iscrizione può essere effettuata ai singoli week-end\, oppure a tutti e 4\, il programma sarà infatti personalizzato di volta in volta sulla base delle caratteristiche delle persone presenti in sala. \nLa partecipazione al laboratorio darà diritto anche all’ingresso a due spettacoli presentati nella rassegna ‘Savôrs’ del TSF.  \n‘Conosco Nicoletta da quando era ragazzina\,’ dice Somaglino\, ‘ho seguito il suo percorso di studio e di formazione professionale dai tempi della Nico Pepe fino alle esperienze con grandi maestri del teatro contemporaneo. E’ un’eccellenza della pedagogia teatrale della nostra regione e trovo che questo suo desiderio di trasferire la competenza a nuove generazioni di artisti friulani sia un dono alla città ed all’intero territorio. Siamo fortunati ad averlo intercettato noi’.  \nPer informazioni scrivere a prenotazioni@teatristabilfurlan.it o contattate il n. 392 327 3719
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SUMMARY:LA Dì CHE LIS PANTIANIS A SON SPARIDIS
DESCRIPTION:Di e cun Michele Polo\, Federico Scridel e Leo Virgili \nProduzion Teatri Stabil Furlan \nteatro d’attore in lingua friulana \nDai 5 agns in sù \n  \nLis pantianis al gjenar uman ur dan une vore di sodisfazions: copâlis\, velenâlis\, sdrumâlis cul racli: ce gust! E ce sucedial se invezit lis pantianis a sparissin?\nA sucedarà la fin dal mont des pantianis\, intune gnot dulà che i oms e lis feminis e an copât masse\, sdrumât masse\, invelenât masse. Lis pantianis la clamaran “la gnot dal maçalizi”.\n \nLe pantegane danno al genere umano un sacco di soddisfazioni: ucciderle\, avvelenarle\, spiaccicarle cul racli… che piacere! E cosa succederebbe se invece le pantegane sparissero?\nArriverà la fine del mondo delle pantegane\, in una notte in cui uomini e donne ne avranno uccise\, stramazzate e avvelenate troppe. Le pantegane la chiameranno “la notte del massacro”.
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SUMMARY:LA VÔS DAL TIMP
DESCRIPTION:di Carlo Onado \ncun Serena Costalunga e Maurizio Fanin \nRegjie di Massimo Somaglino \nProduzion TEATRI STABIL FURLAN \nUn ringraciament pe consulence enologjiche Lorenzo e Federica – Vignai da Duline \n\n“Al è un suicidi\, nol va dubi”. Al somee che il comissari Bruno Berton al vedi pôc ce indagâ. Giulio Pasutti\, zovin viticultôr e enolic visionari\, erêt di metât de aziende Pasut\, impegnât te produzion di un “Grand Cru” di Pinot Neri che al à non “Neri Pasut”\, si è copât in mût atroç te sô cantine. Si che duncje chê che il comissari i fâs ae sûr de vitime\, Letizia\, proprietarie di chê altre metât de aziende\, sbalsamade par ce che al è sucedût e scunide pal dolôr\, e je dibot une visite di cortesie. Se nol fos par chê butilie di vin stranie\, cence etichete\, che il comissari al à puartade daûr\, l’incuintri al podarès durâ pardabon pôcs minûts. Il lôr dialic intim\, però\, planc a planc. intun zûc psicologjic sutîl di atacs e difesis\, al finirà par contâ une altre storie.\n \n‘E’ un suicidio\, non ci sono dubbi’. Il commissario Bruno Berton sembra avere poco da indagare. Giulio Pasutti\, giovane viticoltore ed enologo visionario\, erede della metà dell’azienda Pasut\, impegnato nella produzione di un ‘Grand Cru’ di Pinot Nero dal nome di ‘Neri Pasut’\, si è ucciso in modo atroce nella sua cantina. E’ quindi quasi una visita di cortesia quella che il commissario compie alla sorella della vittima\, Letizia\, proprietaria dell’altra metà dell’azienda\, sconvolta dall’episodio e schiantata dal dolore. Non ci fosse quella strana bottiglia di vino senza etichetta che il commissario ha portato con sé\, l’incontro potrebbe davvero durare pochi minuti. Il loro intimo dialogo però pian piano\, in un sottile gioco psicologico di attacchi e difese\, finirà per raccontare un’altra storia.
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SUMMARY:DRUGAČEN SVET / UN ALTRI MONT
DESCRIPTION:di e cun Aida Talliente e Patrizia Jurinčič Finžgar \nTescj e mix audio Aida Talliente e Patrizia Jurinčič Finžgar  \nColaborazion ae dramaturgjie de lûs Luigi Biondi  \nDirezion tecniche Giacomo Bortolossi \nGrafiche Giulia Spanghero  \nDiapositivis Claudio Cescutti \nProduzion Teatri Stabil Furlan e Lenghis Festival \nUn ringraciament a Circolo Culturale F.B. Sedej di S. Floriano del Collio – Teatro Stabile Sloveno di Trieste –  Gorizia / Nova Gorica 2025 (GO2025) \n\nDrugačen svet/Un altri mont al è un “rît” nassût dal incuintri di dôs feminis\, Aida e Patrizia: une furlane e chê altre slovene. Lis lôr vitis a son peadis par vie di afiets e fameis a chel confin che une volte al divideve l’Est dal Ovest; confin che cu la sô ambivalence al devente simbul di division e di sieradure\, ma ancje di incuintri e di slanç bande un altrò. Cui che al partecipe al rît si cjate intun “lûc di memorie”\, dulà che lis dôs feminis a instrecin la lôr storie di famee fin che no le fasin deventâ une esperience che\, cun delicatece\, e cjape dentri ducj. Un percors sensoriâl e imersîf che al invide a passâ une puarte e a jentrâ\, par un pôc di timp\, intun altri mont: chel insumiât\, sperât\, bramât.\n \nDrugačen svet/Un altri mont è un “rito” nato dall’incontro tra due donne\, Aida e Patrizia: una friulana e l’altra slovena. Le loro vite sono legate in modo affettivo e familiare a quel confine che un tempo separava l’Est dall’Ovest; confine che con la sua ambivalenza diventa simbolo di divisione e di chiusura ma anche di incontro e di slancio verso un altrove. Chi partecipa al rito viene accolto in un “luogo di memoria”\, in cui le due donne intrecciano la loro storia fino a renderla un’esperienza che\, con delicatezza\, coinvolge tutti. Un percorso sensoriale ed immersivo che invita a varcare una soglia e a entrare\, per un po’ di tempo\, in un altro mondo: quello sognato\, sperato\, desiderato.\n \nDrugačen svet/Un altri mont je “obred”\, ki se je porodil iz srečanja dveh žensk\, furlanke Aide in slovenke Patrizie. Njuni življenji\, njuni družini in ljubljene osebe so neposredno povezani z mejo\, ki je nekoč pomenila ločnico med vzhodnim in zahodnim svetom; tisto mejo\, ki s svojo protislovnostjo prinaša razkol in zaprtost\, a tudi priložnost za srečanje in odskočno desko za nove poti. Udeleženec obreda je povabljen v “spominsko sobo\,” kjer si ženski izmenjavata zgodbe\, ki iz intimnega doživljaja nežno vabijo v kolektivno spominjanje. Popotovanje\, ki nas vabi\, da s svojimi čuti prestopimo prag\, vstopimo in se za kratek čas potopimo v drugačen svet: v svet sanj\, upanj\, hrepenenj.
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SUMMARY:L'ALTRA DA ME
DESCRIPTION:Di Lisa Moras \nCun Eleonora Marchiori\, Giulia Cosolo \nMusichis e sound design di Tommaso Tommers Benedetto \nGrafichis Marco Zanella \nProduzion SpkTeatro \nCu la poie di Regjon FVJ\, ANPI UDINE\, Teatri Stabil Furlan \n“L’altra da me” si ispire al libri “Tutte le anime del mio corpo – diario di una giovane partigiana”\, che al presente il ritrat di une zovine\, Maria Antonietta Moro\, impegnade prime tes ativitâts dai grups antifassiscj jugoslâfs e daspò te Resistence taliane. La zovine\, tai mês cuant che e je obleade a platâsi\, e scrîf un diari. Il document al ven cjatât de fie dome daspò muarte sô mari. A son pagjinis scritis in timp di vuere e par chel a pandin in maniere sclete lis impressions e i sintiments di une zovine combatente. Pagjinis che a àn sclarît ce che la fie no veve mai savût de mari. Ancje se si indrece a un public gjeneralist adult\, il lavôr si è metût come obietîf chel di stiçâ l’interès dai zovins. Par fâlu e je stade fate une sielte stilistiche minimaliste: nuie senis\, nuie costums\, nuie azion\, nuie che al puedi riclamâ cualchi sensazion vintage o retrò te metodiche estetiche de esecuzion. A dominâ la sene a son elements pop tant che microfons\, scufis\, lampadis\, console\, ordenadôrs\, elements che i zovin a son bogns di codificâ e atmosferis di club. Protagonistis assoludis de sene: vôs\, musiche e imagjinazion. \n‘L‘altra da me’ si ispira al libro ‘Tutte le anime del mio corpo – diario di una giovane partigiana’\, che presenta il ritratto di una giovane donna\, Maria Antonietta Moro\, impegnata prima nelle attività dei gruppi antifascisti jugoslavi e poi nella Resistenza italiana. La giovane\, nei mesi in cui è costretta a nascondersi\, scrive un diario. ll documento viene ritrovato dalla figlia solo dopo la morte della madre. Si tratta di pagine scritte durante il conflitto e quindi immediate nella restituzione delle impressioni e dei sentimenti di una giovane combattente. Pagine che hanno gettato luce su ciò che la figlia non aveva mai saputo della madre. Pur rivolgendosi ad un pubblico generalista adulto il lavoro si è posto l’obiettivo di suscitare  l’interesse dei giovani. Per farlo è stata fatta una scelta stilistica minimalista: niente scene\, niente costumi\, niente azione\, nulla che possa evocare una qualche sensazione vintage o retrò nell’approccio estetico dell’esecuzione. A dominare la scena sono elementi pop come microfoni\, cuffie\, lampade\, console\, computer\, elementi che i giovani sanno codificare e atmosfere da club. Protagoniste assolute della scena: voce\, musica e immaginazione.
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DESCRIPTION:Di Lisa Moras \nCun Eleonora Marchiori\, Giulia Cosolo \nMusichis e sound design di Tommaso Tommers Benedetto \nGrafichis Marco Zanella \nProduzion SpkTeatro \nCu la poie di Regjon FVJ\, ANPI UDINE\, Teatri Stabil Furlan \n“L’altra da me” si ispire al libri “Tutte le anime del mio corpo – diario di una giovane partigiana”\, che al presente il ritrat di une zovine\, Maria Antonietta Moro\, impegnade prime tes ativitâts dai grups antifassiscj jugoslâfs e daspò te Resistence taliane. La zovine\, tai mês cuant che e je obleade a platâsi\, e scrîf un diari. Il document al ven cjatât de fie dome daspò muarte sô mari. A son pagjinis scritis in timp di vuere e par chel a pandin in maniere sclete lis impressions e i sintiments di une zovine combatente. Pagjinis che a àn sclarît ce che la fie no veve mai savût de mari. Ancje se si indrece a un public gjeneralist adult\, il lavôr si è metût come obietîf chel di stiçâ l’interès dai zovins. Par fâlu e je stade fate une sielte stilistiche minimaliste: nuie senis\, nuie costums\, nuie azion\, nuie che al puedi riclamâ cualchi sensazion vintage o retrò te metodiche estetiche de esecuzion. A dominâ la sene a son elements pop tant che microfons\, scufis\, lampadis\, console\, ordenadôrs\, elements che i zovin a son bogns di codificâ e atmosferis di club. Protagonistis assoludis de sene: vôs\, musiche e imagjinazion. \n‘L‘altra da me’ si ispira al libro ‘Tutte le anime del mio corpo – diario di una giovane partigiana’\, che presenta il ritratto di una giovane donna\, Maria Antonietta Moro\, impegnata prima nelle attività dei gruppi antifascisti jugoslavi e poi nella Resistenza italiana. La giovane\, nei mesi in cui è costretta a nascondersi\, scrive un diario. ll documento viene ritrovato dalla figlia solo dopo la morte della madre. Si tratta di pagine scritte durante il conflitto e quindi immediate nella restituzione delle impressioni e dei sentimenti di una giovane combattente. Pagine che hanno gettato luce su ciò che la figlia non aveva mai saputo della madre. Pur rivolgendosi ad un pubblico generalista adulto il lavoro si è posto l’obiettivo di suscitare  l’interesse dei giovani. Per farlo è stata fatta una scelta stilistica minimalista: niente scene\, niente costumi\, niente azione\, nulla che possa evocare una qualche sensazione vintage o retrò nell’approccio estetico dell’esecuzione. A dominare la scena sono elementi pop come microfoni\, cuffie\, lampade\, console\, computer\, elementi che i giovani sanno codificare e atmosfere da club. Protagoniste assolute della scena: voce\, musica e immaginazione.
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SUMMARY:GUANCE BIANCHE E ROSSE
DESCRIPTION:Reading musicâl di e cun Elisa Menon  \nSound design Francesco Ivone  \nTocs par armoniche Aleksander Ipavec  \nResponsabil tecnic Marco Fabris \nProduzion Fierascena \n\nElda Turchetti e je une zovine che\, tai agns de Seconde Vuere Mondiâl sul confin orientâl dal Friûl\, e cîr come tantis di sorevivi. La conte e mostre i siei ultins mês di vite che a coincidin cun chei finâi de vuere\, e e ricostruìs lis vicendis che le menin aes Malghis di Porçûs\, dulà che si cjate il comant dai partigjans de Brigade Osôf. La zovine\, cun di fat\, daspò vê acetât di lavorâ par un pôc di timp tant che spie sot dai todescs e jessi stade scuvierzude e denunziade di Radio Londra\, tal mês di Dicembar dal 1944 si consegne ai partigjans par sclarî la sô posizion\, otignint che le menin aes Malghis\, dulà che e ven processade\, discolpade e stratignude cun mansions di servizi. Ma ai 7 di Fevrâr dal 1945 un grup di un centenâr di partigjans garibaldins cun da cjâf Mario Toffanin al atache il comant osovan fasint muarts e presonîrs e in chê vicende tragjiche ancje Elda e piert la vite. Une narazion intime\, acompagnade dal sound design di Francesco Ivone e dai tocs par armoniche componûts di Aleksander Ipavec\, che e imagjine ce che e à vivût la zovine in timp di vuere par provâ a capî ce che al sucêt te dimension personâl e coletive cuant che fuarcis cussì grandis\, che a stravuelzin ogni robe\, a colin su lis vitis des personis. \n \n\nElda Turchetti\, è una giovane donna che\, negli anni della seconda guerra mondiale al confine orientale del Friuli\, cerca come tante di sopravvivere. Il racconto restituisce i suoi ultimi mesi di vita che coincidono con quelli finali del conflitto\, e ricostruisce le vicende che la conducono alle Malghe di Porzûs\, dove si trova il comando dei partigiani della Brigata Osoppo. La ragazza infatti\, dopo aver accettato di lavorare per un breve periodo come spia al soldo dei tedeschi ed essere stata scoperta e denunciata da Radio Londra\, nel dicembre del 1944 si consegna ai partigiani per chiarire la sua posizione ottenendo di essere condotta alle Malghe\, dove viene processata\, scagionata e trattenuta con mansioni di servizio. Ma il 7 febbraio del 1945 un gruppo di circa un centinaio di partigiani garibaldini guidati da Mario Toffanin attacca il comando osovano facendo morti e prigionieri ed in quella triste vicenda anche Elda perde la vita. Una narrazione intima\, accompagnata dal sound design di Francesco Ivone e dai brani per fisarmonica composti da Aleksander Ipavec\, che immagina il vissuto di una ragazza al tempo della guerra per provare a comprendere cosa accade alla dimensione personale e a quella collettiva quando forze così grandi e sconvolgenti si riversano nelle vite della persone.
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